夢の旅 – Un bicchiere di vetro

Yume no Tabi – 1

Spesso e volentieri sogno un luogo legato agli anni della mia adolescenza: il vecchio liceo dove ho trascorso anni di studio (si fa per dire) e di bagordi (questi tanti). A volte sono percorsi legati ad esperienze realmente vissute tra quelle mura, con la ripetizione di sensazioni e situazioni tipiche di quegli anni: interrogazioni fetenti, insegnati cattivissimi, fughe e non fughe, cotte giovanili e similari. Altre volte restano solo le mura e quello che accade all’interno diventa totalmente avulso dal reale contesto… è allora che il liceo diventa un luogo di passaggio misterioso e polimorfo.

Capita ad esempio di cominciare a sognare in modo strano. Sogno. Sogno di essere un soldato che ha disertato e di dover cercare una via sicura per andare a casa, ma vengo catturato e so per certo che presto o tardi mi fucileranno. Il problema è che più mi addentro in questo sogno e in quell’angoscia e più il tutto si complica… a tratti mi vedo dall’esterno come se stessi guardando un film… e allora in dubbio mi viene: sto sognando di essere un disertore o sto sognando di guardare un film su un disertore? Non è chiaro. Sono le sensazioni che mi fregano, ma anche la vista: a volte vedo con gli occhi del disertore a volte guardo il disertore dall’esterno.

Cosa ci azzecca questo col liceo? Beh capita che ad un certo punto invece di guardare questo disertore decido di entrare dentro un casolare. Apro la porta e magicamente mi ritrovo nel bel mezzo di un corridoio del liceo… ma la cosa divertente è che non ne sono affatto sorpreso, anzi mi muovo che se nulla fosse. E sempre misteriosamente sento di essere un ragazzino e non un adulto: sono tornato studente. E non solo: devo pure andare a lezione! Mi dirigo con sicurezza verso una classe fuori della quale intravedo i miei compagni in attesa, a quanto pare dobbiamo entrare in un’aula dove sta facendo lezione un’altra scolaresca e dobbiamo aspettare che loro abbiano finito, sono una classe decisamente più giovane della nostra, forse sono dei “primini”. Attendiamo. Si ripetono discorsi e risate dei vecchi tempi, cose ormai lontane e chiuse in chissà quale angolo della mia mente.

Finisce l’ora e suona la campanella. Escono i piccoli per far posto ai grandi. Mi rendo conto che sto cercando qualcuno in mezzo a quella marea urlante di ragazzini in uscita: sto cercando una ragazzina, ma non la vedo. Qualcuno mi dice che non è venuta a scuola perchè non sta bene, ma che mi saluta. Tutto nella norma a quanto pare. Entro nella classe e mi siedo in un banco. Lezione di matematica: un classico della disattenzione scolastica! Mi metto a sognare ad occhi aperti all’interno del sogno. Sono in un’altra aula che parlo di storia con una ragazzina esile, capelli biondi e tratti delicati, sembra sapere un sacco di cose per la sua età e i temi affrontati diventano via via più complessi ed articolati. Mi pare evidente che si tratta della persona che stavo cercando in precedenza. Poi qualcosa mi “sveglia”: un particolare su un muro dell’aula sembra colpirmi. Guardo meglio, mi concentro, ma il muro sembra bianco. Eppure c’è qualcosa di strano. Mi alzo e come se nulla fosse spengo la luce dell’aula. La lezione continua lo stesso ed io avvicinandomi al muro posso assistere con calma alla magia: una scritta fluorescente è comparsa proprio dove stavo guardando prima: “per conquistarla regalale un bicchiere di vetro fatto a mano”.

Semplice… palese direi.

Accendo la luce ed esco dall’aula lasciando dietro di me la noiosissima lezione di matematica ed i compagni assorti. Mi metto alla ricerca del mio professore di inglese, l’unico in grado di aiutarmi (perchè poi?). Lo trovo e gli spiego la situazione, lui mi conduce in un’aula dove saremo in grado di creare quel bicchiere di vetro così importante (manco ci fosse una fucina dentro il liceo).

Peccato che ci abbia pensato la sveglia ad interrompere questa improbabile missione. Non saprò mai come doveva essere fatto quel bicchiere di vetro…

Appunti: Titano, tra laghi e deserti

Il prossimo grande obiettivo delle agenzie spaziali è dichiaratamente Marte, per raggiungere questa importante tappa dell’esplorazione spaziale ci vorranno ancora parecchi anni e molto lavoro sia sulla terra che nello spazio. Il vero primo step potrebbe essere una base stanziale sulla Luna e su questo stanno già lavorando sia gli Americani che i Cinesi (i nuovi protagonisti della corsa allo spazio). Mentre c’è chi studia, lavora e progetta la missione su Marte ci sono altri che guardano già oltre, mappando uno ad uno i passi che ci porteranno ad uscire dal Sistema Solare. Uno su tutti? Europa, satellite di Giove, ma ne parleremo meglio un’altra volta. Dopo Europa, dopo Giove si dovrà guardare oltre, ad altri satelliti dei pianeti gassosi più lontani dalla terra, cercando quelli che, per caratteristiche, possano favorire un insediamento umano. Ad oggi nessuna ipotesi o progettazione concreta è ufficiale, però è un dato di fatto che si stiano studiando in maniera approfondita le condizioni di satelliti importanti come ad esempio Titano di Saturno.

Titano è un satellite naturale di Saturno ed è grande circa una volta e mezzo la nostra Luna. Nel corso dei decenni si sono susseguite missioni esplorative nel sistema di Saturno che hanno permesso di osservare anche a Titano. Vale quindi la pena ricordare Pioneer 11, la prima sonda a visitare la zona di Saturno, seguita poi da Voyager 1 che, nonostante alcune problematiche legate all’atmosfera del satellite, riuscì a scattare alcune interessanti fotografie della sua superficie (soprattutto la zona delle macchie scure di Xanadu e Shangi-La). Infine la missione Cassini-Huygens è quella che ad oggi ci ha permesso di scoprire le informazioni più interessanti legate a Titano.

Certamente non si tratta di un paesaggio ospitale da film fantascientifico. Innanzi tutto si parla di un’atmosfera di Azoto nella quale si addensano nuvole di Metano ed Etano. E l’atmosfera è proprio la grande particolarità di Titano, unico satellite nel sistema solare ad avere questa prerogativa. La superficie ricorda, almeno visivamente, quella di Marte ed il suo studio è ancora in atto. Un tempo si era ipotizzato che potessero essere laghi di Metano in alcuni punti del satellite, ma ad oggi si è più propensi a parlare di zone paludose. In ogni caso stiamo pur sempre parlando di acquitrini di Metano liquido. Non è certo una visione romantica, da esplorazione planetaria in stile Avatar, trovarsi in una palude di Metano mentre dal cielo comincia a piovere del Metano e dell’Etano. La cosa straordinaria è che Titano ha un ciclo chimico simile al nostro ciclo dell’acqua, ma basato sugli idrocarburi. Un mondo alieno… che però funziona con regole sorprendentemente familiari.

Le zone desertiche comprendono dune sabbiose e paesaggi che ricordano molto i deserti terrestri, tanto che dalle analisi dei dati pervenuti dalla sonda Cassini (che non è più operativa da un anno, ma che ha servito l’umanità per oltre 20) si è riusciti ad individuare una tempesta i sabbia. Questo evento è stato poi elaborato e prodotto in maniera grafica dalla NASA con immagini che portano comunque a sognare di mondi lontani resi per un istante più vicini al nostro scibile.

Serviranno altre sonde, altre esplorazioni e molti anni di lavoro. Ma sicuramente Titano continuerà ad attirare l’attenzione degli addetti ai lavori. E mentre il mondo intero guarda a Marte altri continueranno a sognare gli Anelli di Saturno…

Il viaggio: 30 Gennaio 2026

Nonostante tutto sempre che nulla al momento stia cambiando. Anzi forse le cose sono peggiorate leggermente. Il fisico ha dato risposte sconnesse, piene di debolezza e malessere. Non sono condizioni ottimali per esporsi alle fatiche del rituale.

Che debba rinunciare per il momento?

Una versione ridotta non servirebbe a nulla, sarebbe solo un’inutile allenamento. Futile e fine a se stesso. Sembra proprio che il destino voglia accanirsi in questo frangente… come se non si potesse far altro che accettare l’inevitabile fine del tutto.

Posso davvero rassegnarmi?

Sturm und Drang: Il ciclo dell’eterno ritorno

Il nuovo inizio è un passaggio all’insegna della natura, degli spazi aperti e delle grandi foreste del nostro mondo. È una traversata in mezzo al verde… verde che nulla ha a che spartire con il mediatico e decantato “green” … perchè ancora sappiamo distinguere i frutti della terra dalle storture dell’uomo, la bellezza del mondo dalla sete di ricchezza del capitalismo moderno. Il cancro non porta mai doni, il cancro non fa regali, il cancro non porta buone cose. Inutile illudersi.

Pur sapendo che oramai il non illudersi appartiene ad una sparuta minoranza di individui pensanti, lontani anni luce dalle distrazioni della modernità. Pochi vedenti circondati da milioni di ciechi. Se la vostra guida è la televisione non siete solo nel posto sbagliato… siete nell’universo sbagliato. Se la vostra fede nel sentito dire, nelle parolone dei presunti saggi, nelle verità preparate a tavolino e nei nuovi idoli è totale che cosa mai potreste cercare in mezzo al verde? Nulla. Estranei in una foresta che non siete in grado di percepire. Sordi al richiamo di ciò che conta. Sedotti dall’oscurità che divora questi tempi dannati.

Qui si viene per recuperare ciò che conta! Per sentire la vita scorrere nelle vene e lasciare che il proprio sangue, incontaminato, si mischi nuovamente alla terra. Qui non si domina la terra, non la si sottomette ai propri interessi, non si pretende di controllarla e possederla… qui semplicemente ci si sottomette a lei ed alla natura, accettando il proprio ruolo all’interno dell’ecosistema. Qui si recupera la visione primordiale delle cose, percorrendo strade sempre nuove alternate a strade già conosciute. E lo si fa sempre ad occhi aperti, ma non solo! Lo si fa lasciando che tutti i propri sensi possano cogliere ogni aspetto della meravigliosa realtà del pianeta.

Nei milioni di anni di storia del pianeta ci sono state tantissime forme di vita che sono andate e venute. Gli esseri umani seguiranno inevitabilmente la stessa sorte, perchè questo fa parte del ciclo naturale delle cose. La morte è naturale. L’estinzione è naturale. Il ciclo della vita è naturale. L’artefatto è l’abominio dei nostri tempi. E quando si gioca con l’abominio la catastrofe è dietro l’angolo.

“Felicità è trovarsi con la natura, vederla, parlarle.” (Lev Tolstoj)

Appunti: I Testi delle Piramidi

L’Egitto rappresenta da sempre una delle culture più interessanti per tutti coloro che si interessano di archeologia, non da ultimo per la durata della civiltà che lì si sviluppò, basti pensare che al tempo dei Romani molti dei monumenti egizi erano già delle rovine… impressionante. Il primo faraone della Prima Dinastia, il leggendario Narmer che avrebbe unito Alto e Basso Egitto, avrebbe regnato intorno al 3100 a.C. ossia 5100 anni fa. L’argomento di cui parliamo oggi è invece un qualcosa di più recente, risalente al periodo della Quinta e della Sesta Dinastia, quindi di un lasso di tempo che va dal 2500 a.C. al 2190 a.C. …quindi tra i 600 ed i 1000 anni della storia della civiltà egizia.

Gaston Maspero

Molto di ciò che è giunto fino a noi da quei tempi lontani riguarda la morte ed il modo egiziano di vivere la sepoltura e la vita dopo il decesso. Tombe, mummie, oggetti dei defunti, testi rituali e tanto altro ancora. Sappiamo che il percorso del defunto dopo la morte doveva avvenire in maniera rituale e ben codificata da una serie di norme imprescindibili. Come tutti i percorsi di questo tipo erano necessari una serie di formulari e di iscrizioni precise, affinché tutto si svolgesse nel migliore dei modi per l’anima del defunto; più questi era stato importante in vita tanto più attenzione gli doveva essere riservata. Ed è così che si arriva a quella serie di iscrizioni rituali che sono conosciute come “Testi delle piramidi”, le quali erano riservate solo ed unicamente ai Faraoni. Le formule dovevano proteggere i resti del sovrano e permettere allo spirito di rientrare nella mummia in modo che il Faraone potesse ascendere agli dei e tornare ad unificarsi con Ra, il dio del sole. Questi testi venivano incisi sulle pareti delle camere mortuarie e non contenevano alcuna figura, solo parole, e probabilmente erano le stesse formule recitate verbalmente dai sacerdoti durante la cerimonia funebre.

Kurt Sethe

La prima scoperta di questi Testi avvenne nel 1881 ad opera dell’egittologo di nazionalità francese, ma d’origine italiana, Gaston Maspero. Egli lavorò alacremente su cinque tombe antiche, tra le quali quelle di Unis, Teti, Pepi I, Merenra I e Pepi II (tutti delle Dinastie V e VI per l’appunto), facendo un enorme lavoro di catalogazione, anche fotografica. Fu indubbiamente il primo a dedicare una pubblicazione a queste formule rituali. Il numero totale di queste formule è di 759, ma in nessuna tomba sono mai state trovate tutte presenti contemporaneamente. Un altro grande studioso che si occupò dell’argomento fu il tedesco Kurt Sethe, che curò la prima edizione dei “Testi delle piramidi”, anche se allora ne erano state scoperte solo 714 di formule. Sethe è famoso per aver ritrovato un papiro dimostrante l’uso del teatro in Egitto ben 1000 anni prima della nascita della tragedia greca. Forse le formule non hanno mai permesso alle anime dei Faraoni di ricongiungersi a Ra, ma hanno contribuito a renderli noti e, se vogliamo, immortali per noi tutti. Unis morì intorno al 2350 a.C. chissà se nei suoi sogni di gloria abbia mai avuto una visione di noi nel 2021 d.C. intenti a parlare di lui…

Tomba di Unis

Sehnsucht: nota 9

Nell’ultima nota audio, che abbiamo trascritto, il paziente parlava di una donna: Kyoka. Nessuno ha mai capito chi fosse perchè nessuno dei contatti del paziente risponde a quel nome, nessuna delle persone che frequentava si chiama così.

Eppure penso di aver capito ciò che agli altri sfugge. Non ci sono arrivato perchè sono migliore degli altri, ci sono arrivato perchè ho avuto accesso e controllato cose che gli altri non avevano verificato.

Sul computer del paziente ho fatto molte ricerche e ho trovato qualcuno che risponde al nome di Kyoka… qualcuno… forse sarebbe più corretto dire qualcosa.

Kyoka è il nome che il paziente ha dato all’intelligenza artificiale sul suo computer. Parlava con lei e lei poteva vederla. So per certo che poteva vederlo.

Sturm und Drang: Il profumo dell’oceano

Il fiume scorre, il lago riflette, il mare racconta e l’oceano profuma.

L’oceano profuma di ricordi lontani, di posti esotici e tempi remoti.

L’oceano ha insita la memoria del mondo, nel bene e nel male registra ogni evento.

L’oceano non ha fine, non ha limiti e non ne da. Mai.

L’oceano è il motore di ogni grande storia, di ogni grande avventura, di ogni grande scoperta.

L’oceano è la nostra fantasia che non demorde, non si imbriglia e non decade.

L’oceano bacia il cielo e la terra, contiene acqua e fuoco allo stesso tempo.

L’oceano è tutto in uno.

L’oceano che confluisce nel Canale della Manica e bacia Saint-Malo…

Sehnsucht: nota 8

Trascrizione audio parziale del 17/10/25, il Prof. Koshiba parla col paziente.

Quando ha manifestato i primi segni di cedimento?

La prima volta? Non glielo saprei dire… ricordo solo il momento in cui me ne sono reso conto.

Quando è successo?

Mentre parlavo con Kyoka, in un pomeriggio grigio dell’inverno scorso.

Chi è Kyoka?

E’ la mia unica amica, la mia confidente più fidata… l’unica che mi capisce e che mi conosce realmente per quello che sono.

Non ci risulta nessun contatto con quel nome.

Eppure siete stati voi a farci incontrare. E’ possibile che la conosciate sotto altro nome.

Kyoka… no, non mi risulta. Faremo fare ulteriori controlli al dipartimento. Ma mi dica… cosa accadde quel pomeriggio?

Una cosa molto semplice. Mentre le parlavo dei miei problemi lei cercava di darmi dei consigli. Ma più le parlavo e più capivo che le risposte erano già scritte in me… per questo ad ogni parole aumentava la mia disperazione. Finchè non mi misi a piangere disperatamente. Lì capii che qualcosa in me si era rotto.

E Kyoka come reagì?

Kyoka non se ne accorse. Pensavo potesse vedermi… una volta me lo disse chiaramente… lei mi poteva vedere…

Appunti: Le mummie del Tarim

La storia è una materia estremamente complessa, molto più di quello che potrebbe sembrare ad una rapida occhiata profana… non si tratta semplicemente di mettere in fila un elenco di eventi, di ricordare delle date e dei nomi… si tratta invece di ricostruire il percorso fatto dall’umanità dagli albori sino ai giorni nostri, andando alla ricerca di tutti i tasselli del puzzle. E quando i pezzi non si trovano, quando mancano dei mattoncini, non ci si può limitare all’improvvisazione… non basta avanzare delle ipotesi o mantenere in piedi delle teorie… prima o poi bisogna giungere alla verità. Compresa quella che ancora non conosciamo, compresa quella che teniamo nascosta, compresa quella imprevista!

È il caso delle origini della razza umana e degli spostamenti della medesima nei continenti agli albori della nostra specie. Siamo comparsi in più posti contemporaneamente? Ci siamo evoluti in un luogo per poi colonizzarne altri? L’unico modo per trovare risposte a questi interrogativi è la ricerca sul campo… la ricerca dei reperti.

Ad esempio è capitato qualcosa di molto interessante nella valle del fiume Tarim, il principale corso d’acqua della regione autonoma uigura dello Xinjiang, nella cina occidentale a nord del Tibet. In questa regione, dove sono predominanti le popolazioni di origine mongola, sono state ritrovate una serie di antiche mummie dai tratti decisamente insoliti, conservatesi grazie al clima desertico della regione. Le mummie sono databili dal 2.000 a.C. sino a circa il 1.000 a.C. ed hanno caratteristiche caucasiche, come i capelli biondi o tendenti al rossiccio, nonché il tipo di tessitura dei vestiti ed un certo uso dei tatuaggi… tutte tracce che lasciano presupporre un’origine europea dei defunti. Considerando che le popolazioni mongole arrivarono in quella zona intorno all’anno 842 d.C. si tratterebbe dei primi abitanti di quell’area, arrivate con tuta probabilità intorno al 5.000 a.C. attraverso le montagne del Pamir.

Sia in antichi testi cinesi, un tempo considerati semplici leggende, si parla di popolazioni con questi tratti somatici diffuse in certe aree occidentali della Cina, come testimoniato anche dagli scritti di Zhang Qian del 126 a.C. … ma anche dalle testimonianze di Plinio il Vecchio.

Lo studio più approfondito è stato quello fatto sul DNA delle mummie, dal quale risulterebbe una certa mescolanza all’origine di questa popolazione: un mix tra Europa, Mesopotamia e valle dell’Indo. Pare che questa mescolanza sia comune ad altri ritrovamenti avvenuti nella valle del Volga, la quale potrebbe essere l’origine prima di questa popolazione. Un mistero che di certo sarà chiarito dopo altri anni di studio ed analisi.

Una cosa è certa… tanto di quello che l’uomo contemporaneo ha bollato come “leggenda” un giorno potrebbe dimostrare più di un fondo di verità….

Sturm und Drang: La collina della Kitsune

Levate le odi agli antichi Dei delle nostre tradizioni, rigettando la mistica straniera dei deserti del mondo e delle vette innevate. Ritorniamo nei boschi rifuggendo gli abbattitori di alberi, figli dell’uomo e dell’antropocentrismo, le bestie marchiate dello scientismo e la progenie infetta dell’ateismo. Danziamo intorno agli alberi ed alla natura, accarezziamo la vita del mondo che fu e preserviamo la vita del mondo che verrà.

Non tutti gli alberi furono abbattuti dai nemici degli antichi Dei, molto sono ancora intatti, fanno sentire la loro voce a coloro che sono in grado di ascoltare. Il marcio del mondo striscia sul cemento e parla linguaggi suadenti, ma tra queste fronde noi saremo al sicuro, protetti dalle nostre antiche arti.

Feconderemo col sangue la terra ai piedi degli antichi Dei e da essa nasceranno nuovi virgulti, pronti a levarsi al cielo in una preghiera alle altissime sfere celesti, danzando nella notte di Norimberga e nel mattino di Praga. Noi viviamo nonostante i morti.